
La Guerra è padre di tutte le cose e di tutto Sovrano e gli uni li ha indicati come dei, gli altri come uomini, gli uni li ha resi schiavi, gli altri liberi.
Πόλεμος πάντων μὲν πατήρ ἐστι, πάντων δὲ βασιλεύς, καὶ τοὺς μὲν θεοὺς ἔδειξε τοὺς δὲ ἀνθρώπους, τοὺς μὲν δούλους έποίησε τοὺς δὲ ἐλευθέρους.
La vita nasce e si svolge nel conflitto, ossia nell’agitare la lancia dinanzi al nemico (πάλλω). Il che non vuol dire lanciarla e distruggerlo ma esibire la diversità, raccontarla. La realtà contemporanea che vive di paure e diversità esibite predica tuttavia la pace. Ma la pace utopica è paradossalmente lo strumento di schiavitù immaginato da chi vuol preservare la propria condizione di potere. La guerra produce schiavitù, ma anche spazi di libertà. La ribellione, il conflitto, l’energia di chi spezza le catene. Quindi lo è anche il confronto che non trascende in compromesso. L’affermazione delle idee che non si edulcorano nel pregiudizio dell’omogeneità del pensiero come presupposto del bene sociale. Il mondo stesso è fatto di divisioni: di luci ed ombre. Non è una superficie uniforme come vorrebbero tutte le utopie disumane.