
Adesso che né l’amore, né l’amicizia portano,
e neppure questo mio odio, consolazione, ah come
la mia matura tristezza ritorna al passato,
frutto della mia giovinezza!
Il mio cuore una corda, sentiva a Marzo un brivido.
E ancora mi rapiva dolcemente collezionarle
quando nel nuovo autunno le foglie appassite
si disperdevano sulla terra.
Una farfalla volava e la seguivo.
Era la mia vita immacolata, la vita del mondo, l’unica.
La mia mente era come se si svegliasse all’alba.
E la mia Musa mi sfiorava i capelli.
Ridatemi gli anni d’infanzia che si son fatti
oro nella solitudine della sera, bel fumo,
gli anni che giunsero con gioia, passarono gentili,
e fuggirono come cielo.
Rimettete sul mio amaro labbro il raggio del sole,
negli occhi una goccia di umano e di divino.
Esotico uccello azzurro, portatemi la speranza,
perduta ormai.
E sulla pallida fronte per un po’ fate che
chimere, visioni come stelle scorrano.
Gli angeli lo ordino, e fate che dai templi
gli dei mi sorridano.
Infine, all’apice della strada disperata,
ch’io veda i tuoi occhi, com’erano, crescenti,
primo amorino, e che mantenga fiorito il mio sogno,
il mio sogno tarpato.
Ah, come il mio dolore torna alle passate cose!
Così anche la notte sempre ritorna al mattino.
Ah, come gli anni si son dispersi come fumo, come nuvola,
come brina, come vita!
Kostas Karyotakis